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mercoledì 2 gennaio 2013

MI FACCIO UN PARTITO

“Un partito politico è un'associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici e particolari.” cosi recita Wikipedia alla definizione di partito.
Forse però questa definizione va integrata e allargata. Perchè deve essere necessario, per fare un partito, creare “ un'associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica”? Un partito, in Italia, può anche essere l'espressione di una persona che si ritiene in grado di cambiare tutto, di fare tutto da solo. Al limite, se qualcuno vuole, si può accodare alle sue idee e votarlo alle prossime elezioni.
Grazie al partito-persona, è possibile calarsi dall'alto anziché partire dal basso. Né è un esempio il nuovo movimento “rivoluzione civile INGROIA”, ma sono molti gli altri esempi di questa modalità di fare partito. Chi non ricorda le liste Sgarbi, e non è forse in questo filone il “movimento 5 stelle GRILLO”?
Il Sindaco di Volpedo, Caldone, è andato su tutte le furie quando ha scoperto che Ingroia, come simbolo per il suo nuovo partito, ha scelto il “quarto stato” del suo concittadino Pelizza. Al di là dell'uso proprio o improprio, mai simbolo è stato meno azzeccato. Il famoso quadro di Pelizza rappresenta una massa di contadini che marcia per rivendicare diritti: è un simbolo, da sempre, delle lotte socialiste. Che ci azzecca, per citare le parole di un altro che si è fatto un partito, il quarto stato con Ingroia? Nulla.
Per capire meglio la logica del partito-persona, consiglio la lettura del mio precedente  articolo “la sindrome del pallino rosso”...