domenica 15 novembre 2015

FACCE DIVERSE DELLA STESSA MEDAGLIA.

Di fronte a quanto accaduto in Francia ho pensato che fosse meglio tacere. Un attacco simile, e il rispetto alle vittime, non rende necessarie parole. Il silenzio mi era sembrato la cosa migliore.
Poi però ho visto scatenarsi i peggiori istinti. La giusta rabbia contro quanto successo, si è trasformata in un odio generalizzato verso il diverso, verso lo straniero, e le forze politiche più becere si sono lanciate in uno sciacallaggio indegno sui corpi ancora caldi delle vittime.
Questo mi ha convinto ancora di più che fosse meglio tacere, inutile cercare di riflettere in mezzo a tanto caos.
Poi ho pensato che stavo, stavamo, facendo proprio quello che i terroristi vogliono. Estremizzare lo scontro ideologico, schiacciare gli europei verso posizioni di intolleranza, cosicché gli immigrati che sono qui vengano per reazione portati sulle posizioni degli integralisti.
Se l'integrazione è una parola che ormai fa venire l'orticaria a molti da queste parti, l'Isis può ben festeggiare. Non serve un ragionamento complesso per capire che l'integrazione è il primo nemico di chi cerca di arruolare persone nella causa integralista.
Prendiamo ad esempio il titolo di Libero, “bastardi islamici”. Neanche pagando l'Isis avrebbe ottenuto risultati migliori. E anche Libero, in un modo che a me pare indegno, strizza l'occhio ai fondamentalisti di casa nostra, capendo che ormai chi fa di tutta l'erba un fascio va per la maggiore.
Se in Francia Marine Le Pen, leader della destra più oltranzista, ha scelto di mantenere un profilo basso per rispetto alle vittime, qui da noi Salvini e la Meloni si sono lanciati in una campagna di strumentalizzazione tutta volta a raccogliere voti alle prossime elezioni.
L'attacco di Parigi ha sicuramente portato più voti alla Lega di quanti ne abbia persi a causa degli scandali e della corruzione che hanno travolto il vecchio Bossi un paio di anni fa.
Il partito nato all'indomani di tangentopoli sull'onda dell'indignazione per la corruzione, ha dimostrato di essere ben più ladro dei partiti della prima repubblica a cui portava via voti 20anni fa, ma il cambio di brand voluto da Salvini (da “prima il nord” a “prima gli Italiani”) sicuramente pagherà bene alle prossime elezioni e ha fatto dimenticare il Bossi e il suo cerchio magico ad un elettorato dotato di ben poca memoria.
Ma non è di queste piccole beghe che volevo parlare. Ho deciso di dire la mia perchè ho pensato che il silenzio di quelli che vogliono ragionare e capire sia una vittoria dell'Isis da un lato, e dei partiti che ho detto prima dall'altra. Soggetti che, se ci riflettete un po', appaiono molto simili: facce diverse della stessa medaglia.
Ieri ho visto su Facebook molti giustizieri da tastiera votarsi a Mussolini per risolvere il problema: quanto è poca la memoria storica. Addirittura c'è chi ha invocato l'intervento di Totò Riina. Poi ci sono quelli che mettono la foto del profilo con i colori della bandiera francese, o fanno girare una catena di Sant'antonio per un moccolotto sullla finestra, e pensano di aver fatto qualcosa di utile.
Quello che dovremmo chiederci è come mai siamo arrivati qui, e come possiamo fare per uscirne. Questa situazione si è creata, a livello internazionale, grazie ad una marea di errori che Europa e Stati Uniti hanno fatto e continuano a fare. La guerra del golfo ha dato il via ad un processo che invece che portare avanti il medio oriente, ha scatenato una polveriera di instabilità che ha creato le condizioni per il successo dell'integralismo. Abbattere i cosiddetti “signori del male” come Saddam Hussein o Muhammar Gheddafi ha peggiorato la situazione.
Oggi, i bombardamenti “a cazzo” (scusate la parola, ma ci sta) che si fanno contro l'Isis, in un contesto internazionale di divisione, non hanno altro risultato che estremizzare ancora di più le posizioni radicali. Questo non significa che sia sbagliato attaccare l'Isis, anzi. Quello che dobbiamo fare però, è fare sul serio. Bisogna andare là e combattere davvero sul campo, e bisogna agire contro chi, qui da noi, fornisce le armi ai terroristi. Possibile che il nemico dell'America abbia in dotazione una caterva di M16 prodotti in fabbriche statali americane?
La propaganda di reclutamento dell'Isis pesca proseliti in Europa nei grandi ghetti che sono stati creati nelle periferie delle grandi città. Esempio lampante di luoghi dove l'integrazione non c'è stata, non ha funzionato, e i ghetti degradati sono diventati terreno di consenso verso i terroristi. Prova quindi che l'integrazione è la vera arma per fare in modo che qui da noi il terreno non sia fertile.
Anche la parola integrazione qui da noi è stata travisata ed è diventata uno dei nemici del popolo. Integrazione è il fatto che io rispetto che tu mangi il couscous, e tu rispetti che io mi mangio le costine di maiale. Non è integrazione rispettare ad esempio il velo imposto alle donne. Noi, dalle nostre parti, abbiamo sudato anni per ottenere diritti e abbiamo principi su cui non possiamo mollare neanche di un centimetro. Non possiamo mollare sul rispetto delle donne, sulla libertà religiosa, sulla democrazia. Chi ha pensato – e a sinistra sono stati molti, troppi – che l'integrazione significasse rispetto per qualunque squallida usanza di chiunque arriva qui, ha commesso un errore enorme. Non si tratta di difendere semplicemente “noi” contro “loro”, ma di affermare senza dubbio che alcuni dei nostri valori non possono essere messi in discussione da nessuno, mai.
In Italia si stima che ogni anno 30mila bambine vengano sottoposte a infibulazione (mutilazione dei genitali) da parte dei genitori. Nei loro paesi di origine è una tradizione a cui viene attribuito un qualche oscuro valore “culturale”: qui da non può e non deve essere minimamente accettata una pratica simile, ma invece nel nostro paese, ogni anno migliaia di bambine subiscono questa pratica inumana. Su questo, ed è solo un esempio, la nostra tolleranza deve essere molto meno di zero.
Per essere chiari, io credo che l'integrazione debba essere fatta, ma senza mettere in discussione i valori fondanti della nostra società. Cosa che, per qualche genio nostrano, si riduce a dire che il crocefisso nelle aule non si tocca. Come se, qui da noi, fregasse davvero qualcosa a qualcuno (cardinali in primis) di quello che ha detto quell'ebreo 2mila anni fa.
I nostri valori, per fortuna, sono ben altri. O almeno, lo sono i miei.
Una gran mano a rendere tutto più complicato la dà il solito, farraginoso, sistema italiano. Le procedure per il riconoscimento dell'asilo politico sono in realtà delle lotterie lunghissime, che non riescono a distinguere tra chi ha diritto e chi non lo ha, costringendo per lunghi mesi, se non anni, persone ad essere posteggiate in qualche centro accoglienza senza poter lavorare (gli è vietato dalla nostra legge) per avere alla fine un risultato che può essere di riconoscimento della domanda, oppure di espulsione che significa semplicemente entrare in clandestinità. Il nostro sistema giudiziario poi sembra fatto apposta per chi vuole delinquere. Processi lunghissimi, tre gradi di giudizio che sembrano non finire mai, e poi nel caso una venga finalmente condannato bisogna andarlo a cercare per metterlo dentro, come se un ladro stesse lì a casa sua a aspettare i Carabinieri che vengono a prenderlo.
La Francia, all'indomani degli attentati, ha annunciato di aver chiuso le frontiere. Bella balla, Hollande: le frontiere, per gli stranieri, le hai chiuse da sempre (vedi gli immigrati accampati sugli scogli a Ventimiglia) e poi è troppo facile blindare le frontiere di terra. Prova ad essere, come è l'Italia, una immensa portaerei protesa nel mare della disperazione e vediamo come fai, a blindare le frontiere.
Quindi, sintetizzando: se là è un gran casino, è perchè lo abbiamo in parte scatenato noi. Se non ci decidiamo ad affrontare seriamente, con truppe di terra, l'Isis, non ne usciamo. L'integrazione deve essere vera e deve partire dai nostri valori, su cui non si tratta. Il sistema italiano, in primis quello giudiziario, va riformato alla veloce, perché il diritto alla giustizia è fondamentale.

1 commento:

  1. Sono d'accordo sul fatto che si debba intervenire seriamente per fronteggiare l'Isis , ma , capisco anche la prudenza di chi deve prendere la decisione finale per attuare un intervento mediante un massiccio impiego di truppe di terra . Mi rifaccio a ciò che è successo in passato , in Afganistan , per esempio ed in questo caso , non credo si troverebbero ad affrontare tribù di pastori male armati , la possibiltà , seppur remota di poter incappare , passami il termine , in una sorta di Vietnam , degli anni duemila , secondo me è concreta , senza contare il grande problema di tutti quegli immigrati , che proprio come molti italiani che ancora auspicherebbero ad un ritorno di un nuovo duce , parteggiano per l' Isis anche se non lo ammettono . Un Saluto Diego

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