martedì 29 gennaio 2013

MAURITANIA, L’ORRORE DELLE BAMBINE ALL’INGRASSO


Magro è bello? Forse, ma non certo in Mauritania, dove la bellezza delle donne si misura in chilogrammi. Unisci al fatto che in quel paese le ragazze vanno in sposa quando sono ancora bambine, e spunta una tortura terribile che si chiama Leblouh e che vede le madri trasformarsi in aguzzine e le figlie in vittime.
In Leblouh, detto anche gavage de filles, è una pratica abituale in Mauritania: le bambine, dai 5 anni in su, vengono costrette a ipernutrizione in maniera da prendere peso in modo da essere più attraenti (per la visione locale) e quindi avere più pretendenti e ottenere una maggiore dote per il matrimonio.
Questo “ingrasso” non viene ottenuto offrendo manicaretti e dolciumi alla bambine, ma costringendole a ingurgitare ogni giorno litri di latte di cammella. Per indurle a bere le bambine sazie, le madri le picchiano e in particolare stringono i loro piedi tra due bastoni (vedi foto) in modo da indurle ad aprire la bocca, che poi riempiono di latte. Non sono rari i casi in cui le bambine muoiono soffocate dal loro stesso vomito o per pancreatite acuta.   Inoltre le ragazze vengono continuamente sorvegliate dalle madri per impedire che vomitino.
Oltre a questa pratica di alimentazione forzata, alle bambine sono somministrati farmaci veterinari per  cammelli che le portano ad accumulare grasso.
Per le madri che non se la sentono di sottoporre le figlie a questa tortura, esistono centri specializzati che in tre mesi garantiscono risultati soddisfacenti in termini di peso. In queste strutture le bambine sono tenute prigioniere e rimpinzate fino a ingrassare anche di 40 chili in tre mesi.
La repubblica islamica di Mauritania è uno Stato dell'Africa Occidentale che confina con il Sahara Occidentale a nord, l'Oceano Atlantico ad ovest, il Senegal a sud ovest, il Mali al sud e ad est e l'Algeria a nord-est. E’ abitata dal tre milioni e mezzo di persone. Solo nel 2007 la schiavitù in Mauritania è stata dichiarata illegale. 

sabato 26 gennaio 2013

1955, A NOVI LA RAPINA DEL SECOLO. UN TESORO NELLE FOGNE?

Circa un anno fa, i  lavori  per il rifacimento delle fogne cittadine in corso Marenco  furono bloccati dalla sovrintendenza ai beni archeologici. Come spesso capita in Italia, durante le operazioni di scavo erano  saltati fuori reperti archeologici su cui la soprintendenza doveva indagare, prima di consentire la prosecuzione dei lavori. Ma dal buco lasciato aperto dai lavori si vedeva una galleria che fu teatro, durante la notte di Natale del 1955, del passaggio di una banda di ladri che si apprestavano a compiere quella che venne ribattezzata “la rapina del secolo”.  
La banda dei “soliti ignoti” attraverso antiche gallerie, tra cui quella che si vedeva dal foro di scavo, attraversarono tutta la Città e arrivarono al caveau della banca popolare di Via Girardengo. Ripercorriamo quella vecchia storia...
A differenza di Babbo Natale, anziché scendere dal camino salirono dalle fogne, e invece che portare doni, portarono via soldi, parecchi. 180 milioni dell'epoca. Correva l'anno 1955, Tonina Torrielli – la caramellaia di Novi - aveva appena vinto il concorso voci nuove e si preparava a partecipare al Festival di Sanremo. Fausto Coppi si prepara al giro di Spagna, il ragioner Armando Gighione ripassa tutto sul ciclismo: sta per partecipare a “Lascia o Raddoppia”, dove arriverà fino alla domanda finale da 5 milioni. Ma questa è un'altra storia.
Mentre Novi si divide tra il canto e il ciclismo, nelle antiche gallerie del 1600 che corrono sotto la città c'è chi scava, con l'obbiettivo di arrivare al caveau della Banca Popolare di Novara, in via Girardengo, dove è ancora oggi.
Una banda del buco che è entrata nelle fogne da giorni, se non settimane, probabilmente nei pressi del cimitero ed è risalita fino alla centralissima via Girardengo. Un colpo preparato da anni, con continui sopralluoghi. Con uno scavo finale di 30 metri i rapinatori sono riusciti ad arrivare sotto al caveau blindato della banca e approfittano delle feste natalizie per entrare. Il furto viene scoperto la mattina del 27 dicembre, quando gli impiegati della banca trovano un buco largo 40 centimetri sul pavimento della camera blindata.
I ladri sono spariti portandosi via 8 milioni in contanti, e con oltre 170 milioni di certificati di deposito al portatore.
I Carabinieri, al comando del Capitano Antonio Ferrazzano, scendono nel cunicolo e trovano “pane, salame, limoni, scatolette di carne, picconi, vanghe, palanchini, fiamma ossidrica e due bombole”, riferisce la cronaca dell'epoca. Segno che i banditi sono stati parecchio tempo, sotto terra. Il percorso sotterraneo è così intricato che gli inquirenti non riescono a stabilire con certezza il punto di ingresso dei banditi. Viene ritrovata anche una carrozzina per bambini, usata dai ladri per trasportare la terra scavata.
La camera blindata, fatta costruire dalla Banca Novese a cui succedette la banca popolare, era vecchia ma solida: le cassette di sicurezza hanno resistito a due giorni di fiamma ossidrica e alla fine i ladri si sono accontentati di ciò che hanno trovato sugli scaffali: contanti e certificati di deposito al portatore, che però sono numerati e difficilmente potranno essere incassati. Molti titoli vengono ritrovati nel fango delle gallerie. Nelle cassette di sicurezza oltre un miliardo in contanti ha resistito alla fiamma ossidrica: se fossero riusciti nel colpo, sarebbe stata una delle maggiori rapine della storia.
Ma gli inquirenti non brancolano nel buio: si tratta di un colpo da professionisti e i professionisti sono noti alle forze dell'ordine.
Proprio nel 1927 a Genova venne eseguito un colpo molto simile: nelle notte di Natale viene svaligiata la Banca Commerciale da una banda arrivata dalle fogne. I rapinatori bivaccarono nelle fogne per oltre un anno, e il magistrato che scese nei cunicoli alla fine si ammalò e alla fine morì di polmonite, tanto i cunicoli erano vasti e insalubri. Stesso tipo di colpo, e stesso periodo: la notte di Natale.
Per quel colpo venne arrestato il “Re delle fogne”, al secolo Eugenio Porchetto (nella foto tratta da "La stampa" del 12.6.56) . La pista che porta a Genova è buona, e infatti gli inquirenti arrivano velocemente ai primi arresti. Il genovese Cinzio Rabotti, spedizioniere, viene individuato come finanziatore dell'impresa e beccato mentre in una villa a Chiavari cerca di svendere i 180 miliomi di titoli presi nella banca di Novi. Assieme a lui vengono arrestati anche: Giuseppe Ghiggi, lavorante portuale e uomo di fiducia del Robotti, già carcerato perchè complice dell'assassinio della contessa russa Zarouska; Silvio Cavalli, Aldo Bernocco, che operarono a Novi nei cunicoli. Unico novese della banda tal Giuseppe Bogliolo, il basista.
Vengono individuati come membri della banda, nel 1956, anche Emilio Zai e Giacomo Bisio, ma non è possibile arrestarli in quanto già deceduti: il primo per malattia (forse contratta nei cunicoli di Novi) e il secondo perchè finito sotto un'automobile. Anche Serafino Macchiavello muore di prostata prima del processo.
Tutti gli arrestati soffrono di affezioni polmonari, contratte nei giorni passati nei cunicoli.
Eugenio Porchetto, il “re delle fogne” è la figura più pittoresca della banda. Dopo la rapina del '27, si comprò una villa sul mare a Nervi. Venne arrestato e si fece sei anni di carcere, ma nessuno trovò mai il bottino della banca commerciale. Lo stesso Porchetto aveva murato nelle fogne un cofanetto con dentro 70 milioni (dell'epoca) in perle. Uscito dal carcere, dedicò anni a cercarlo, ma non riuscì mai a trovarlo. A quanto pare, oggi il tesoro di Porchetto è ancora nascosto nelle fogne di Genova. All'epoca del colpo di Novi il Porchetto è già anziano, ha 70 anni, e nelle tesi della difesa viene dipinto solo come un consulente degli organizzatori.
Il processo per la rapina di Novi si celebra nel 1957 ad Alessandria. Giuseppe Ghiggi, Eugenio Porchetto, Cinzio Robotti, Silvio Cavalli, Aldo Bernocco, Giovanni Marzano vengono condannati ognuno a 7 anni di carcere e 70 mila lire di multa. Giuseppe Bogliolo a 5 anni e 50mila lire di multa. Nel processo d'appello il Bogliolo verrà assolto.
Dopo il processo, per un vizio di forma, Porchetto viene rilasciato e si dà alla latitanza. Viene arrestato nel 1959 all'ospedale San Martino di Genova: i giornali dell'epoca riferiscono che è ormai impazzito, e ha cercato di accoltellarsi da solo al ventre.
Non tutto il bottino della rapina di Novi venne recuperato. Forse il Porchetto, come a Genova, ha murato anche nelle gallerie di Novi una parte del tesoro? All'epoca si parlò anche di monete d'oro o altri preziosi trafugati, ma non vennero mai trovate e la Banca Popolare non volle mai dire chiaramente, temendo tracolli, l'entità della rapina.

giovedì 24 gennaio 2013

LA PRIMA LAMPADINA ITALIANA? FATTA A NOVI

Sapevo che Novi Ligure era stata sede di importanti attività industriali per la produzione di lampadine, ma non sapevo che la prima lampadina italiana è stata prodotta proprio nella mia Città. L'ho scoperto grazie a questo articolo, da "la Stampa" del 28 luglio 1941. Una interessante lettura (a Novi facevamo anche vetri per orologi, lo sapevate?) che vi ripropongo integralmente. 


UN CENTRO OPEROSO
La prima fabbrica italiana di lampade elettriche sorse a Novi Ligure  - Venticinquemila lampade al giorno - L'unico stabilimento di vetri per orologi – Le altre industrie di una intraprendente città
Novi Ligure, lunedi sera. Un recente decreto del Capo del Governo ha classificato la città di Novi Ligure centro di notevole importanza industriale. Una grande acciaieria e ferriera; tre o quattro grosse industrie dolciarie, una delle quali antichissima; tre cotonifici, una tintoria, quattro grandi fabbriche di lampade elettriche; una fabbrica di forme da scarpe tra le più vecchie del Regno; un fiorente calzificio con attrezzatura ultramoderna; alcune filande di seta naturale; una miriade di fornaci per laterizi; due iutifici; due saponifici; una fabbrica di surrogati del caffè; varie fabbriche di prodotti chimici e minerari, per non citare che gli stabilimenti più in vista, danno ad una città il diritto di essere riguardata come centro industriale di primissimo ordine.
Questa città pedemontana alle porte del più grande emporio marittimo Italiano, ha decisamente tutte le caratteristiche per diventare un grande centro Industriale. Città laboriosa e vibrante fra le ubertose vallate dello Scrivia, del Lemme e dell'Orba, con gli sbocchi aperti verso il Piemonte e la Lombardia, questa antica terra ligure è sempre stata all'avanguardia dei commerci, dell'Industria, dell'artigianato. Nel secolo scorso andava famosa in tutto il mondo per i suoi laterizi e per la sua seta naturale, che esportava In tutta l'Europa e nelle Americhe. Le filande di Novi Ligure sono state per molti anni un indiscusso privilegio italiano sui mercati europei e d'Oriente. Ed a Novi Ligure, durante l'antichissima fiera di Santa Caterina, si facevano scambi e contratti con le piazze di Londra e di Parigi.
Verso il 1865 veniva fabbricata a Novi Ligure la prima lampada italiana. Essa si affermava vittoriosamente. Solo la Germania e l'Olanda fabbricavano allora le lampade elettriche, che naturalmente esportavano in tutto il mondo, e quindi anche in italia. Qualche cosa, in verità, si era fatto poco prima anche in Italia; ad Alpignano, presso Torino, da parte di una società era stato tentato un esperimento del genere, ma con scarsa fortuna. La prima fabbrica italiana, con rigorosi Intendimenti e con moderni processi industriali e scientifici, sorgeva in Novi Ligure con il nome di Società “Fulgor”. 
Nel 1910 ecco sorgere, sempre in Novi Ligure, la fabbrica lampade elettriche « Nitens » che, dalla modesta attrezzatura iniziale è diventata oggi una grande industria, la quale può produrre, in tempi meno calamitosi degli attuali, oltre 25.000 lampade al giorno. Affermatasi vittoriosamente questa nuova industria, altre fabbriche di lampade sorgevano in Italia, buona parte delle quali morirono in breve volger di anni, talché oggi — dopo il collaudo di un buon trentennio di esperienza — ben quattro grandi fabbriche sono in Novi Ligure delle diciannove esistenti attualmente In Italia. Queste quattro fabbriche possono impiegare, in tempi normali e con la lavorazione in pieno, circa 1000 operaie. Connesse a questa Industria sorsero alcune vetrerie per la produzione dei globi di vetro. Presentemente una sola prospera a fianco delle fabbriche di lampade ed è capace di fabbricare fino a 30.000 globi di vetro al giorno, che vengono in gran parte assorbiti dalle fabbriche novesi. Da una statistica desunta dagli elenchi del giugno 1041 del consorzio che controlla quindici sulle diciannove fabbriche italiane, abbiamo rilevato che la produzione annuale di lampade elettriche in Italia ascende a 50.000.000 di unità, delle quali ben 6.000.000 sono prodotte dalle fabbriche novesi. 
Oltre alle vetrerie, buon'ultima, in ordine di tempo ma non meno importante, è una fabbrica di vetri per orologi, unica in Italia. Oggi questa fabbrica novese può produrre 25.000 vetri al giorno e coprire abbondantemente (perchè sarà in condizioni di esportare a sua volta, come già ha esportato) tutto l'Intero fabbisogno italiano.

Precisazione del 6 febbraio 2012: l'articolo del 1941 è interessante, ma trattavasi probabilmente di marchettone fascista con parecchie imprecisioni. La  più importnate è che risulta impossibile che la prima lampadina italiana sia stata fatta a novi nel 1865, perchè la lampadina stessa è stata inventata due anni dopo, nel 1867!

LA SINDROME B.A.N.A.N.A.


Le torri eoliche deturpano il paesaggio e quindi non si possono installare sui nostri bei monti. Lo ha deciso il consiglio di stato chiudendo un contezioso che vedeva contrapposti la Società Garessio Eolica da una parte, e la Presidenza del Consiglio dei Ministri con la Regione Piemonte dall’altra.
Il progetto bocciato era quello di installare delle torri eoliche sul Monte Mindino, in valle Tanaro. Per estensione, immagino che la stessa fine faranno i progetti di impianti eolici nel resto della regione e quindi anche dalle nostre parti.
Il progetto bocciato prevedeva la costruzione di 26 torri eoliche da 2 MW ciascuna, quindi per una potenza totale di 56 MW.  Viva la soddisfazione del comitato “Mindino Libero” che si opponeva al progetto.
Sono d’accordo, ma prego i lettori di arrivare in fondo al pezzo. Indubbiamente un bel monte è più bello se in cima non c’è una torre bianca con delle pale che girano, ci mancherebbe.
Il problema è che gli impianti eolici si devono fare dove c’è vento, e il vento soffia sui crinali delle montagne. Fare l’eolico a fondo valle, magari al centro di una zona industriale, dove non deturperebbe nulla del paesaggio, sarebbe come fare un impianto fotovoltaico in cantina. Non servirebbe a nulla.
Ma da dove arriva l’energia elettrica che serve all’Italia per funzionare? Il 75% viene prodotto usando fonti non rinnovabili. Il 13% è prodotto da fonti rinnovabili, il restante 12% viene importato dall’estero.
La maggior parte della produzione è quindi affidata alle care vecchie e inquinanti fonti non rinnovabili. Stiamo parlando di gas e carbone. Tutte cose che compriamo dall’estero a caro prezzo. Quindi, a parte quel 13% che produciamo con le fonti rinnovabili, il resto dell’energia, direttamente o indirettamente, lo compriamo fuori dall’Italia.
Anche se a prima vista può sembrare poca cosa, la quota di energia da fonti rinnovabili è significativa, se paragonata anche ad altre nazioni. Grazie ai recenti investimenti in pannelli fotovoltaici, penserà qualcuno. No, per nulla. La maggior parte dell’energia da fonti rinnovabile è prodotta dalle vecchie centrali idroelettriche, costruite fino agli anni ’50.
Oggi si discute di impatto paesaggistico delle centrali eoliche, ma pensate all’impatto paesaggistico di una centrale idroelettrica: occorre costruire un bacino e allagare una intera valle. Roba che a confronto una pala eolica fa ridere.
Se gli italiani avessero avuto, negli anni del boom economico, la mentalità che hanno oggi, non avremmo avuto nessuna centrale idroelettrica. Probabilmente, non avremmo neppure autostrade e ferrovie.
Il ragionamento è semplice: dobbiamo decidere se vogliamo conservare tutto intonso, e rinunciare al nostro modello di vita, oppure rinunciare a qualcosa in termini di impatto ambientale e avere energia. Come diceva mio Nonno, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Senza dimenticare l’aspetto più importante: l’energia allo stato attuale non solo costa, ma soprattutto inquina parecchio.
Stupisce infine il fatto che sono stati proprio gli ambientalisti quelli che nel corso degli ultimi 30 anni hanno sollevato il problema dell’inquinamento e hanno spinto con forza e giustamente verso le energie alternative. Dopodichè, quando proviamo a farle, sono gli stessi ambientalisti che si oppongono con forza.
Molto spesso però ci troviamo di fronte alla classica sindrome di Nimby.
Per chi non lo sapesse, Nimby   sta per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile" e con questa sindrome  si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali,  termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili.
Inoltre, è nata da poco tempo la sindrome Banana, ancora un acronimo (geniale) che sta per Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (Non costruire assolutamente in ogni luogo vicino a qualunque cosa). 

domenica 20 gennaio 2013

MOLLO TUTTO, VADO A TRISTAN

Avete mai sentito il bisogno di fuggire da tutto e da tutti? Di finire in un posto completamente diverso?
Oggi vi parlo di Tristan da Cunha, il posto più lontano da qualunque altro posto che possiamo raggiungere senza usare astronavi.
Si tratta di un'isola sperduta nell'oceano atlantico: il posto più vicino è il sudafrica, a oltre 2800 km di mare.
Vi abitano solo 280 persone e in tutto ci sono solo sette cognomi: tra questi Repetto e Lavarello, da due marinai di origine camogliese che arrivarono lì nel 1982, sopravvissuti al naufragio del brigantino Italia.
L'isola è collegata al resto del mondo da un peschereccioe, che approda qualche volta l'anno da Città del Capo a Edinburgh of the seven seas (edimburgo dei sette mari) capitale e unico luogo abitato su questo enorme scoglio di 98 kmq.
Come si vive a Tristan? C'è un ufficio postale, due chiese (una anglicana, l'altra cattolica), una scuola, un piccolo ospedale di nome “Camogli”. Si allevano capre e mucche, e si pesca la pregiata aragosta.
Al sabato sera gli abitanti del villaggio si trovano tutti nella palestra delle scuole, trasformata per l'occasione in sala da ballo.
L'organizzazione politica della vita è “comunista” nel vero senso della parola. La proprietà di tutta l'isola, e di tutti i mezzi di produzione, è posseduta collettivamente da tutti gli abitanti. Non è consentito agli stranieri comprare nessuna proprietà.
La raccolta del latte delle mucche, ad esempio, è effettuata collettivamente da tutte le donne dell'isola per essere poi distribuito non in base al lavoro ma in base al bisogno. Così avviene per la carne e per il pescato.
Non vi è circolazione di contante all'interno, ma i soldi servono solo per acquistare i beni che vengono portati con la nave e pezzi di ricambio per la manutenzione.
La vita sull'isola non è mai stata facile a causa dell'isolamento. Per 10 anni, a causa delle guerre boere, nessuna nave approdò a Tristan e rimasero isolati dal mondo.
L'isola è formata da un vulcano che nel 1961 ha eruttato violentemente costringendo il governo inglese, sotto la cui giurisdizione cade formalmente Tristan, ad evacuare tutti gli abitanti. Essi furono portati in Inghilterra e ricevettero una casa ed un lavoro. Ma due anni dopo l'eruzione tutti gli abitanti decisero di tornare a vivere sull'isola e ricostruirono il loro villaggio distrutto dal vulcano.
Tristan non è una paradisiaca isola: a parte il vulcano, il mare è sempre mosso, tira vento continuamente, piove spessissimo e a volte nevica pure. La nebbia è una costante.
Se hai bisogno di una medicina, devi aspettare settimane che arrivi la nave e sperare che riesca ad avvicinarsi, perchè se c'è burrasca – ed è probabile – la nave prosegue la corsa per la lontanissima (ovviamente)e più nota Isola di Sant'elena.
Inoltre, il problema più grosso dei Tristanesi è l'endogamia: a furia di sposarsi tra parenti (e sull'isola sono tutti parenti) il patrimonio genetico si è indebolito e questo ha diffuso alcune patologie.
Un postaccio, insomma. Ma quando penso di mollare tutto, mi vedo su un peschereccio che cerca Tristan tra le nebbie. 
http://www.tristandc.com/ (sito ufficiale dell'isola)



martedì 15 gennaio 2013

E SE GLI OGM FACESSERO BENE?

Qualche anno fa, visitai una azienda agricola in compagnia del suo proprietario. Io di agricoltura non so nulla, ma sono molto curioso e lo coprii di domande: quanto grano rende un campo, quanto costa coltivarlo, chi fissa il prezzo del grano, ecc.
Rimasi stupito dalla quantità di trattamenti che i nostri campi devono subire per produrre qualcosa: antiparassitari, antinfestanti, un trattamento per ogni specifico problema.
“Tutto perchè in Italia non usiamo gli ogm...” mi disse. Restai perplesso. Mi spiegò che in altri paesi si può coltivare un grano geneticamente modificato, che necessita di un solo trattamento anziche le decine del grano tradizionale. Alla fine, chi mangia il grano ogm mangia meno porcherie, la coltivazione costa meno, e il grano è buono uguale.
Non gli credetti del tutto: la manipolazione genetica per me è sempre stata sinonimo di esperimenti pericolosi.
Pochi giorni fa mi sono imbattuto nel “mea culpa” di Mark Lynas, noto giornalista britannico e ex attivista di greenpeace, l'associazione ambientalista che da anni lotta contro la diffusione degli ogm.
Lynas, durante una conferenza degli agricoltori inglesi, ha chiesto scusa per le posizione che in precedenza aveva espresso contro gli Ogm e ha cambiato radicalmente posizione.
«Pensavo che gli Ogm avrebbero fatto aumentare l’uso degli agenti chimici; che avrebbero fatto guadagnare solo le grandi compagnie; che non li volesse nessuno; che fossero pericolosi. Sono qui per scusarmi: mi dispiace di avere passato anni e anni a strappare le coltivazioni di Ogm e mi dispiace anche di avere aiutato il movimento anti-Ogm a prendere piede a metà anni 90. Io sono un ambientalista e ho sbagliato su tutta la linea» ha detto il giornalista.
Lynas ha spiegato di aver scoperto la scienza e di aver approfondito, sempre partendo dal suo amore per l'ambiente, scoprendo così che gli Ogm possono permettere di abbattere l'uso dei pesticidi e che non vi siano prove che il loro consumo possa fare danni.
“Il mondo – ha proseguito Lynas - ha una tecnologia per sfamare in modo sostenibile una popolazione di 10 miliardi di persone. La domanda più importante quindi è questa: agli agricoltori sarà permesso di usare questa nuova tecnologia? In Europa quasi ovunque resta vietata la produzione di Ogm, con una perdita enorme di denaro, qualità, quantità, soprattutto nei paesi più poveri”.
Conclude Mark la sua conferenza: «Il mio messaggio alla lobby anti-Ogm, dagli aristocratici inglesi agli chef celebri ai buongustai americani ai cittadini indiani, è questo: avete diritto a pensarla come volete ma voi dovete sapere fin d’ora che le vostre tesi non sono suffragate dalla scienza. Per la salvezza del pianeta e della gente, è il momento che vi fate da parte e ci permettete di cominciare a sfamare il mondo in modo sostenibile.».



lunedì 14 gennaio 2013

LA VERITA’, VI PREGO, SUI MARO’…

Il 18 febbraio 2012 due fucilieri di Marina del Nucleo Militare Protezione appartenenti al Reggimento "San Marco", il capo di prima classe Massimiliano Latorre e il secondo capo Salvatore Girone, imbarcati nella petroliera Enrica Leixe, in navigazione nel mar Arabico, sono stati arrestati dalla Polizia Indiana perché accusati di essere coinvolti nell'uccisione di due pescatori del paese asiatico.
Dal giorno dell’arresto  è nata una lite  internazionale  che vede contrapposto il nostro paese con l’India. Per l’Italia, i due militari erano in acque internazionali, e hanno agito secondo procedura,  mentre per le autorità indiane il fatto è avvenuto nelle loro acque e non c’era motivazione di uccidere i due pescatori.  
Secondo la versione italiana, i colpi sarebbero stati sparati dai militari in seguito a una manovra sospetta da parte del peschereccio indiano, scambiato per un’imbarcazione pirata. I due militari avrebbero seguito le procedure del caso, sparando prima di tutto delle raffiche di avvertimento e senza ricevere alcun segnale di risposta. Successivamente i militari avrebbero sparato verso il peschereccio, uccidendo i due marinai. Le autorità italiane affermano che l’episodio è avvenuto a 33 miglia di distanza dalle coste indiane, in acque internazionali. Se così fosse, l’episodio sarebbe da considerare sotto la giurisdizione italiana e quindi i due militari dovrebbero essere giudicati da un tribunale italiano.
Secondo gli indiani la manovra della St. Antony nei confronti della Enrica Lexie sarebbe stata pacifica e volta a dare la precedenza alla petroliera italiana. La reazione dei militari italiani sarebbe stata esagerata e non aderente alle normali procedure, soprattutto perché i marinai della St. Antony non erano armati. Le autorità indiane sostengono che l’imbarcazione italiana, non avendo avuto segnali di risposta alle raffiche di avvertimento, avrebbe dovuto tentare una manovra di evasione prima di decidere di attaccare. Ma gli indiani contestano soprattutto la posizione geografica in cui si sarebbe verificato l’incidente, e parlano di una distanza dalla costa tra le 15 e le 20 miglia. Se così fosse, trattandosi di acque territoriali indiane, il caso cadrebbe sotto la giurisdizione indiana.
Ma come sono andate realmente le cose? In Italia, dal giorno del tragico evento, è partita una campagna dei marò “ingiustamente detenuti perché hanno assolto il loro dovere”. La strumentalizzazione politica è stata fortissima, come sempre accade nel nostro paese: l’Onorevole Margherita Boniver si è addirittura offerta come ostaggio al posto dei due militari. L’Onorevole Ignazio LaRussa ha proposto ai due di candidarsi alle prossime elezioni politiche nelle sue liste.
Il dubbio sulla realtà dei fatti mi è stato dato dalla lettura di un articolo di Matteo Miavaldi, un giornalista che vive in Bengala ed è caporedattore per l’India del sito “China Files”, specializzato in notizie dal continente asiatico.
Secondo l’articolo i due militari hanno davvero ucciso due pescatori innocenti scambiandoli per pirati, sparando da una nave che non si trovava affatto in acque internazionali ma vicina alla costa indiana. Una volta arrestati, non hanno trascorso un solo giorno in carcere ma sono stati sempre ospitati in strutture confortevoli e hotel di lusso. Il governo italiano ha ammesso il loro errore e, intanto, ha provveduto in via extragiudiziale a risarcire le famiglie delle vittime.
Questa vicenda mi ricorda la tragedia del Cermis, quando un areo militare statunitense tranciò il cavo di una funivia provocando la morte di 20 persone.  Anche allora iniziò uno scontro tra la magistratura italiana e la giustizia USA. Alla fine i marines ebbero la meglio, e i militari vennero processati – e assolti – negli states, suscitando la giusta indignazione dei parenti delle vittime e di tutta la nazione.
Proprio in ricordo delleastrage del Cermis, credo che l’Italia debba fare chiarezza sui fatti del Kerala: se i militari hanno sbagliato, e lo hanno fatto in acque indiane, siano affidati alla giustizia indiana, altrimenti riportiamoli a casa. Ma non facciamone degli eroi solo per propaganda…

sabato 12 gennaio 2013

FINALMENTE I SOLDI PER IL TEATRO...

Se cercate in rete la chiave arcus+teatro+marenco+novi saltano fuori ben 2330 risultati. Sono tutti gli annunci pubblicati negli anni dell'arrivo del finanziamento di due milioni di euro da parte dello stato per il restauro del teatro marenco. Solo sull'edizione locale de “La Stampa” il titolo “Teatro Marenco, arrivano i due milioni di Arcus” è stato pubblicato decine e decine di volte.
Peccato che ad ogni annuncio il Presidente della fondazione Marenco (quella che dovrebbe commissionare i lavori) andava in banca a vedere il conto ed era sempre vuoto. Questo benedetto finanziamento venne promesso nel 2009 dall'allora Ministro Sandro Bondi, in visita in Città per sostenere la candidatura di Gigi Moncalvo. Poi si sa come andarono le cose: Moncalvo perse le elezioni, Bondi si dimise da Ministro e la promessa rimase lì, con il Sindaco di Novi unico a ricordare a Roma la promessa. Alla fine questi benedetti soldi sono davvero arrivati.
“La Ragioneria generale dello Stato – dice oggi La Stampa - ha appena dato ufficialmente via libera alla determina ministeriale che assegna i 2 milioni di euro stanziati dalla società Arcus (emanazione del ministero dei Beni architettonici), per il recupero del teatro monumentale Romualdo Marenco di Novi. «Dopo una lunga gestazione, finalmente possiamo dire di avere i soldi in tasca - commenta il presidente della Fondazione Teatro Marenco, Antonino Andronico”
Pare proprio che sia la volta buona. Avrei preferito che Andronico non dicesse “possiamo dire di aver i soldi in tasca” ma dicesse “abbiamo i soldi in tasca”. Ma per ora mi accontento....

venerdì 11 gennaio 2013

SVIZZERA: APERTA LA CACCIA AL GATTO?

Trovo fastidioso il comportamento di chi condivide sul suo stato di facebook cose false, e trovo piacevole smascherare questi piccoli inganni. Oggi trovo molti post di persone indignate perché la Svizzera ha approvato una legge per andare liberamente a caccia di gatti. Furbi sti svizzeri, ho pensato: visto che lepri e fagiani ormai scarseggiano ovunque, hanno aperto la caccia al gatto.
Del resto, dicono, in umido non è male.
Come sempre, basta una rapida verifica per verificare l’ennesima bufala: “Utilizzando un'immagine del Gatto con gli stivali di Shrek e lo slogan "Svizzera vergogna" davanti alla bandiera rossocrociata, l'immagine è largamente condivisa e sta suscitando molta indignazione. Peccato che la denuncia, così com'è formulata, sia una bufala. Quell'"oggi" fa pensare ad una legge appena approvata, e così non è. Inoltre non è vero che in Svizzera, ai gatti che girano in strada, si spara sistematicamente.” Così ci spiega il sito Ticinoonline.
In realtà, la legge svizzera da tempo permette l’abbattimento dei gatti inselvatichiti. Nell'agosto dello scorso anno il consigliere nazionale Luc Barthassat aveva auspicato una modifica della legge federale sulla caccia che permette di abbattere i gatti domestici inselvatichiti. L'esponente PPD si era fatto promotore di una raccolta firme (circa 12mila) dell'associazione SOS Gatti, ma il Consiglio federale aveva respinto la mozione. “Come mai – si chiede il sito svizzero - a distanza di quasi un anno, si parla di questo tema? Esauritasi la campagna per il boicottaggio degli Europei di calcio per i massacri di cani in Ucraina (in un flop sostanziale, a giudicare dagli ascolti televisivi record), ecco un nuovo tema sul quale sfogarsi. Sarebbe però bastato un pizzico di controllo in più per non incorrere in un errore.”
Nel Link, la ricetta del gatto alla vicentina. 

giovedì 10 gennaio 2013

RIPENSACI, PAOLO!

Ci ha messo 11 giorni il PD Alessandrino ad accorgersi di non avere più tra le sue file il Presidente della Provincia Paolo Filippi, che il 29 dicembre scorso ha annunciato di aver lasciato, non senza polemiche, il partito di Bersani.
Oggi, non propriamente a stretto giro di posta, arriva la risposta del Segretario Provinciale Daniele Borioli, che invita Filippi a ritornare su suoi passi.
“La Direzione Provinciale del PD esprime il proprio profondo rammarico per la decisione del Presidente della Provincia di Alessandria di lasciare il Partito.” comincia così il comunicato inviato alla stampa locale.
Nel comunicato il PD di dimostra molto sensibile e comprensivo circa le motivazioni che hanno spinto il Presidente all'insano (..) gesto, gli rinnova fiducia incondizionata e lo invita ad avviare un utile chiarimento che lo riporti sulla via del PD.
Servirà l'appello di Borioli a far tornare a casa Filippi? A cosa è dovuta questa tardiva presa di posizione?
Il 4 gennaio sul suo profilo di facebook Filippi pubblicò il seguente stato: “Tra poche settimane devo giusto fare tre nomine in fondazioni bancarie. Scommettiamo che i dirigenti Pd torneranno a farsi sentire?”
Che il Presidente ci abbia azzeccato? O che quello del PD di oggi sia solo un atto dovuto che pone fine ad un matrimonio ormai naufragato? Se son rose, fioriranno...

mercoledì 9 gennaio 2013

SIAMO TUTTI GAY!

Le statistiche che si trovano in rete fissano attorno al 5% la percentuale di popolazione omosessuale sul totale. Inoltre, un ulteriore 10% sarebbe composto da persone bisessuali, cioè eterosessuali ma occasionalmente omosessuali.
Una percentuale che in Italia include da un minimo di 3 a un massimo di 10 milioni di persone. Tutta gente che vota, si sono dovuti dire gli spin doctor delle campagne elettorali per le elezioni politiche 2013. E via, tutta alla ricerca del voto gay che non può essere mica lasciato andare a sinistra!
Oggi su twitter (perchè la politica ormai si fa lì) nientepopodimenoche Pierferdinando Casini apre ai diritti delle coppie gay.
Dopo averci “scassato i cababisi” (come direbbe Montalbano) per anni sulla sacralità, la centralità, ecc ecc della famiglia tradizionale, il leader dell'UDC si è fatto due conti e ha cercato di recuperare qualche voto su quella sponda.
Il giorno prima era stato addirittura Silvio Berlusconi ad aprire verso i gay, sia pure solo con un cenno del capo. Per uno come lui, che fino a ieri i gay li aveva considerati solo come soggetti per le sue barzellette, è stato un grosso sforzo.
Hanno capito benissimo che i gay sono persone assolutamente normali, senza nulla di più e nulla di meno delle altre persone eterossessuali. E quindi, anche tra di loro ci saranno persone che guardano alla politica con interesse, e votano secondo coscienza e ragionamento, e altri che guardano alla politica all'italiana, senza troppo sforzo e pronti a dare il voto alle sirene dell'ultima ora.

lunedì 7 gennaio 2013

UNA FOTO, UNA VITA.

Da appassionato di giornalismo e fotografia, non posso non dedicare due parole a Enrique Meneses, il giornalista spagnolo noto per essere stato il primo ad aver fotografato e pubblicato le immagini di Che Guevara e Fidel Castro nella Sierra Maestra durante la rivoluzione cubana.
A volte basta una foto a segnare un momento storico e darne rilievo al mondo. Meneses verrà sempre ricordato per quella foto che vedete qui a fianco, finita sulla copertina della rivista parigina 'Paris match' nel 1958, segnando l'immaginario dell'opinione pubblica mondiale.
Si e' spento all'eta' di 83 anni ieri sera, a Madrid, nell'ospedale di La Paz dov'era ricoverato da tempo a causa di una lunga malattia.



IL CALAMARO GIGANTE E LA PICCOLA PIOVRA


Un'equipe del Museo Scientifico Nazionale Giapponese è riuscita in una impresa incredibile di cui non si dà abbastanza risonanza. E' stato filmato vivo, nel suo ambiente naturale, un calamaro gigante. 
Per chi non lo sapesse, trattasi di animale mitologico di cui si metteva in dubbio la stessa esistenza. Gli scienziati giapponesi sono riusciti a trovarlo, filmarlo con il loro sottomarino, e inseguire fino a 900 metri di profondità questo animale enorme. 
Il bestione, di oltre otto metri di lunghezza – roba da fare una insalata di mare inimmaginabile – esiste davvero, e nessuno d’ora in poi potrà metterne in dubbio l’esistenza. 
 Una impresa simile non è riuscita alla magistratura Torinese. In questo caso non si trattava di un calamaro, ma di una piovra. L’indagine “Maglio” che aveva individuato la presenza di una cosca Ndranghetista nel basso Piemonte, è stata smontata dall’esame processuale. I giudici non hanno ritenuto di dover procedere contro l’associazione mafiosa, in quanto il basso Piemonte non è habitat ideale per questa tipologia di azione criminosa. 
 Un po’ come se gli scienziati giapponesi, dopo aver trovato e fotografato il calamaro gigante, avessero deciso che comunque non esiste perché ritrovato in una zona sbagliata. Quindi rassegniamoci: a quanto pare il calamaro gigante esiste, ma la piovra no. Almeno, non dalle nostre parti. 

 Link: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=173444
http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2011/07/le-nuove-capitali-della-ndrangheta2-la-leadership-di-novi-ligure-nel-basso-piemonte-tra-funerali-e-matrimoni.html

sabato 5 gennaio 2013

SALDI SALDI SALDI

Tenetevi forte: cominciano oggi i saldi all'Outlet e anche a Novi Ligure. Sopratutto, evitate se possibile di percorrere la statale tra Novi e Serravalle, che sarà come sempre investita da un traffico enorme.
L'anno scorso il centro commerciale Outlet ha registrato quasi 5 milioni di visitatori, e un fatturato di oltre 200 milioni di euro. Una cifra enorme che segna un trend di aumento, nonostante la crisi economica che il paese sta attraversando, grazie sopratutto ai tanti visitatori stranieri.
Da dodici anni (da quando il grande centro commerciale è stato inaugurato) il commercio novese sta cercando di intercettare una quota dei visitatori, ma soprattutto del fatturato, di questa attività.
Purtroppo i commercianti novesi non sono prodighi di dati come i responsabile della McArthur-Glen, e quindi non ci è dato di sapere se questa conquista ha dato alcuni frutti oppure no.
Quello che possiamo vedere è come l'offerta commerciale del nostro centro storico si stia anno per anno riducendo. Un discorso a parte va fatto per i bar: da quando c'è stata la liberalizzazione delle licenze, a Novi hanno aperto innumerevoli caffè, tanto che pare di poter dire, parafrasando un vecchio detto (nessuno si offenda) che “A novi il più lucco apre un bar”.
A distanza di dodici anni dall'apertura di quella che è sicuramente una delle aree commerciali più gradi della nazione, tutt'oggi in continua espansione, la domanda che dobbiamo farci – e a cui non sappiamo rispondere per bene – è questa: quali ricadute ha avuto sul territorio e sulla nostra Città?
Sicuramente ci sono state ricadute positive sull'occupazione. Tante persone lavorano nei vari negozi e questo è sicuramente un dato positivo. Qualcuno obbietterà che si tratta di lavori spesso precari, ma del resto ormai il mercato del lavoro, anche fuori dall'outlet, va in quella direzione.
Indubbiamente ci sono state ricadute sull'inquinamento atmosferico e sulla viabilità: quei 5 milioni di visitatori annui citati prima mica vengono in bicicletta....
Un impatto positivo lo hanno avuto le casse del Comune di Serravalle: è lì che gli esercizi commerciali dell'Outlet pagano l'Imu.
L'impressione è comunque che l'integrazione con il territorio sia poca. A anni dall'apertura, il mega centro sembra sempre un'isola calata dall'alto, che non ha e non cerca rapporti di buon vicinato.

venerdì 4 gennaio 2013

LA BRUTA PUBBLICITA'

Cari Lettori,
potete vedere alla vostra sinistra e sotto questo post degli annunci pubblicitari. Potreste trovare delle pubblicità che trovate sconvenienti, ma non prendetevela con me.
Da qualche tempo gli annunci pubblicitari su internet vengono gestiti in maniera differenziata per ogni utente. La pubblicità che vedo io non è uguale a quella che vede Silvana o Bruno. Questo perché ognuno di noi (o meglio, ogni computer collegato) viene tracciato dalla grande rete, vengono registrati i siti visitati e le ricerche effettuate e a ogni lettore vengono propinate le pubblicità che si ritengono più opportune per il profilo che gli è stato assegnato statisticamente.
Ad esempio, se avete spesso girato per siti di annunci automobilistici, vi verranno offerte pubblicità di case automobilistiche.
Quindi se, ad esempio, vedete pubblicità di siti porno, non prendetevela con me: gli sporcaccioni siete voi.

AIUTO, MIO FIGLIO E' INDEMONIATO!

Leggo che la diocesi di Monza ha deciso di offrire un nuovo servizio ai suoi parrocchiani: l'esorcista.
Il giornale di Monza ha titolato “Sulla città di Teodolinda cala l'ombra del male”, un titolo più da film horror che altro.
Il nuovo esorcista, Padre Atanasio Comelli, riceve il giovedì dalle 9 alle 12. Non è solo, in tutta la Lombardia stanno calando una ventina di esorcisti pronti a combattere l'infiltrazione del demonio nelle nostre famiglie.
La notizia più preoccupante è che qualcuno dagli esorcisti ci va pure: si tratta di adolescenti accompagnati da madri preoccupate del comportamento dei loro figlioli.
Tuo figlio non studia? Ti risponde male? Non mette in ordine la cameretta? Si fa le canne? E' posseduto dal demonio, portalo dall'esorcista!
Complimenti a questi genitori, così capaci di comprendere le inquietudini tipiche dell'età. Complimenti alla Chiesa, sempre al passo con i tempi.

giovedì 3 gennaio 2013

SALVIAMO L'OSPEDALE O LA SANITA'?

In questo periodo di tagli alla sanità, non vi è Città in cui non sia nato un comitato di cittadini per salvare il locale ospedale: ce ne sono a Novi, a Tortona, a Ovada e a Casale.
Un dato di fatto è che il sistema sanitario regionale non riuscirà più a mantenere gli attuali livelli di assistenza sul territorio. Come ha detto poco tempo fa l'assessore regionale competente, il sistema sanitario del Piemonte è tecnicamente fallito. Basta questo per spiegare da dove arrivano i tagli che la sanità sta subendo in questi giorni.
Peggiora la situazione il fatto che la gente ha preso il brutto vizio di campare di più, e gli anziani, si sa, hanno più bisogno di cure mediche che i giovani. Con un'età media della popolazione che
aumenta (e di questo non riusciamo a non esserne felici) la spesa sanitaria pro capite non può far altro che lievitare.
Ora il dilemma è questo: difendere a spada tratta i propri servizi ospedalieri, anche a scapito degli altri territori, oppure cercare di distribuire equamente i tagli?
La prima strada è quella preferita dai comitati di cittadini. E' ovvio che il comitato “salviamo l'ospedale di XXX” se ne infischi delle sorti dell’ospedale di YYY.
La seconda strada può essere percorsa solo dalla politica, quella con la P maiuscola. Solo un politico miope, teso solo a guardare al proprio orticello, non capisce che l'unica strada da percorrere è quella di salvaguardare un territorio vasto.
Sono personalmente convinto che il metro di giudizio dei cittadini sui servizi sanitari risponda più a criteri di qualità che a criteri geografici. Un paziente si reca nella struttura in cui ritiene di poter avere cure migliori, non in quella più vicina a casa sua.
Per essere ancora più chiari, se devo subire – ad esempio - un trapianto di cuore non vado a Novi, perché è il più vicino a casa mia, ma vado dove hanno la maggiore esperienza e la competenza per fare questa operazione.
Non è quindi con la politica del campanile che possiamo salvare la sanità. Per contro, il rischio è che se tutti i comuni difendono in maniera miope i loro presìdi, chi cerca di fare un ragionamento più ampio finisca per subire la maggior parte dei tagli.


mercoledì 2 gennaio 2013

SONO PASSATI 10 ANNI

Ho scritto questo articolo il 21 febbraio 2011.

Sono passati 10 anni, qualcosa dovremmo scrivere. Potremmo rievocare i fatti. Raccontare come è andata tutta la storia, ancora una volta. Da buoni cronisti, rievocando le date, mettendo i nomi e i cognomi.
Potremmo parlare delle emozioni. Rievocare il clima. Ma è più difficile: su google troviamo le date, mica mica le atmosfere.
Potrei raccontarvi le mie, di emozioni. Ma non credo che sarebbero meglio, o peggio, o più interessanti, di quelle di chiunque. Di quelle di ognuno di voi.
Potremmo fare un po' di gossip. Direi che lui vuol scrivere un libro, e che lei vuole avere un figlio. Ma chissà se è vero: l'hanno scritto sui giornali, mica basta per per prenderlo per buono e ragionarci sopra.
Credo di aver letto tutto sul tema. Credo di aver visto ogni trasmissione tv. Ho letto quello che la gente ne ha detto – e ne dice – su internet. Sono preparatissimo. Oltretutto io c'ero.
Eppure non ci riesco. Non riesco a decidere da che parte scriverlo questo articolo. Lo so da anni che questo anniversario un giorno sarebbe arrivato e che Novionline sarebbe stata una delle porte sul mondo di Novi. Ma non sono pronto.
Io c'ero, quando è successo. Come tutti. Mi ricordo.
Mi ricordo che tutti erano davanti a quella casa. Io però non c'ero. Non ero riuscito ad andare a vedere.
Erano stati gli albanesi. Erano stati i marocchini. Qualcuno era stato, qualcuno che era venuto da fuori e che ci aveva portato il male.
C'era il consiglio comunale aperto. Ancora non si sapeva la verità, e ricordo che qualcuno sui banchi dell'opposizione aveva spiegato a tutti che se era successo quello che era successo la colpa era anche del Sindaco. Di Mario Lovelli. Perchè era evidente, perchè era chiaro, perchè avrebbe dovuto fare qualcosa per prevenire. Perchè era da prevedere che prima o poi qualcosa di brutto sarebbe successo.
C'era pieno di gente. Non mi ricordo chi, tante facce mai viste. Mi ricordo un signore, vestito con una tuta mimetica, che urlava: “Basta parole! Bisogna agire! Andiamo! Andiamo! Bisogna cacciarli tutti!” Aveva una gran voglia di menare le mani.
Ma non erano stati “gli altri”, erano stati “loro”. Non erano stati gli extracomunitari. La fiaccolata della lega venne annullata, ma nessuno ebbe il coraggio di dire che si era sbagliato. C'erano dei nuovi colpevoli su cui puntare il dito.
Sono passati 10 anni, e ancora non so cosa dire.

IL SENATORE CIRENGA

Leggo su facebook una notizia scandalosa: “ieri il Senato della repubblica ha approvato con 257 voti a favore e 165 astenuti il disegno di legge del senatore Cirenga che prevede la nascita del fondo per i "Parlamentari in crisi" creato in vista dell'imminente fine legislatura. Questo fondo prevede lo stanziamento di 134 miliardi di euro da destinarsi a tutti i deputati che non troveranno lavoro nell'anno successivo alla fine del mandato. E questo quando in Italia i malati di SLA sono costretti a pagarsi da soli le cure. Povera Italia, povera scuola, poveri noi...”
Quello che mi colpisce di più, e mi indigna, è l'enormità della cifra. E' veramente troppo. Talmente troppo che mi insospettisco e mi metto a fare due conti e due ricerche.
Allora, i senatori italiani sono 315. Come è possibile che una legge sia stata approvata con 257 voti a favore, e 165 astenuti? Fanno 422 senatori. I conti non tornano, a meno che i senatori a vita non siano 107, e non li sono.
Inoltre, nessun Senatore si chiama Cirenga, che sorpresa!
Il risultato è ovvio, si tratta dell'ennesima Bufala populista. Per diminuire i costi della politica – obbiettivo sacrosanto – non serve a nulla raccontare balle senza fondamento. 
Ma da dove arriva questa bufala di capodanno? Dal sito di Grillo....

MI FACCIO UN PARTITO

Un partito politico è un'associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici e particolari.” cosi recita Wikipedia alla definizione di partito.
Forse però questa definizione va integrata e allargata. Perchè deve essere necessario, per fare un partito, creare “ un'associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica”? Un partito, in Italia, può anche essere l'espressione di una persona che si ritiene in grado di cambiare tutto, di fare tutto da solo. Al limite, se qualcuno vuole, si può accodare alle sue idee e votarlo alle prossime elezioni.
Grazie al partito-persona, è possibile calarsi dall'alto anziché partire dal basso. Né è un esempio il nuovo movimento “rivoluzione civile INGROIA”, ma sono molti gli altri esempi di questa modalità di fare partito. Chi non ricorda le liste Sgarbi, e non è forse in questo filone il “movimento 5 stelle GRILLO”?
Il Sindaco di Volpedo, Caldone, è andato su tutte le furie quando ha scoperto che Ingroia, come simbolo per il suo nuovo partito, ha scelto il “quarto stato” del suo concittadino Pelizza. Al di là dell'uso proprio o improprio, mai simbolo è stato meno azzeccato. Il famoso quadro di Pelizza rappresenta una massa di contadini che marcia per rivendicare diritti: è un simbolo, da sempre, delle lotte socialiste. Che ci azzecca, per citare le parole di un altro che si è fatto un partito, il quarto stato con Ingroia? Nulla.
Per capire meglio la logica del partito-persona, consiglio la lettura del mio precedente  articolo “la sindrome del pallino rosso”...

martedì 1 gennaio 2013

LA SINDROME DEL BIRILLO ROSSO DI NOVI

Un amico mi segnala la sindrome del birillo rosso del bar centrale di Foligno. Una sindrome che ha fatto vittime anche a Novi e che ritengo utile segnalare, al fine di avviare se possibile specifiche azioni di profilassi e cura.
La leggenda in breve è questa: il Mediterraneo è il centro del mondo, l' Italia è il centro del Mediterraneo, Foligno è il centro dell' Italia, il bar centrale è al centro di Foligno, il biliardo è al centro del bar centrale e il birillo rosso - che è al centro di quel biliardo - è dunque il centro del mondo.
Ora, al posto di Foligno mettete Novi e il gioco è fatto.
Chi è colpito da questa sindrome, si convince di essere il birillo rosso, il centro dell'universo, e agisce di conseguenza. La sindrome colpisce sopratutto persone impegnate in politica, e a Novi ne abbiamo molti.
Chi è colpito da questa sindrome diventa insensibile a qualsiasi critica, immune dal giudizio degli altri, auto-sufficiente nel senso più pieno della parola. Si contorna di persone che lo lodano, e ignora tutti quanti non condividono la sua personale visione del mondo birillo centrica.
Avete riconosciuto qualcuno, pensando alla scena politica novese? Certamente, anche più di uno... ma non facciamo nomi. Far notare ad un birillo centrico che il mondo non gira intorno a lui è controproducente, non fa che rafforzare la sua convinzione.